Il leone e il tesoro

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È un leone, ma anche un guardiano, perché dorme con gli occhi aperti; è per questo che è posto davanti alle porte dei templi.

Posizione

Dopo il Vecchio ufficio postale vi dovrete spostare di qualche centinaio di metri per arrivare davanti alla fortezza Tsarevets. Prima di mettere piede sul ponte e avviarvi a visitare questo spettacolare complesso fortificato, dovrete voltarvi di 360 gradi ed ecco che davanti a voi apparirà l’edificio abbandonato. Per entrarci dentro dovrete solo fare il giro attorno alla struttura, prendere le scale sul retro, ed entrare attraverso una porta lasciata semi-aperta.

Storia

 

Questo enorme edificio era adibito a consiglio distrettuale (o tribunale distrettuale di revisione). Fu costruito nel 1911 per sostituire l’edificio comunale che andò a fuoco nel 1906. Lo stesso lotto di terra che andrà ad ospitare il consiglio prima d’allora ospitava una moschea e un giardino. Diversi architetti realizzarono vari progetti sul come dovrebbe mostrarsi, e alla fine hanno deciso che sia una combinazione di tutti quei progetti. L’architetto principale era Georgi Kozarov.

L’edificio ha trentadue grandi stanze e fu il primo fabbricato a Veliko Tarnovo dotato di un proprio sistema di riscaldamento. C’era un grosso orologio sopra l’ingresso, ma venne distrutto nel grande terremoto del 1913. Il leone che è dentro è solo una copia di quella che è all’ingresso della fortezza.

Descrizione

Strade buie avvolgono le nostre menti e odori di escrementi s’insinuano nel nostro naso. Tutto è umido e bagnato, con pezzi di legno e travi sporgenti dal muro, altre invece che spuntano dal pavimento. Le stanze sono piene di memorie di un passato vissuto da alcuni senza tetto. In una specie di reception troviamo un calendario e giornali appesi ai muri, mentre piatti e vassoi sono disposti su tutto il tavolo.

Uscendo dal buio e avventurandoci nella luce troviamo le scale che ci portano ai sotterranei. Piano piano, stando molto attenti alle scale in legno, scendiamo. Una ad una visitiamo le stanze. C’imbattiamo in un caos terribile! In alcune troviamo solo giornali e cacca. In altre dei veri e propri tesori. Una stanza colma di vecchie riviste, nastri per i film, manifesti di propaganda, locandine. Una stanza invece è completamente tappezzata di manifesti, usati perfino per coprire le finestre in modo che non potesse entrare la luce. Sopra alcuni mobili ci sono tazzine, disegni, piattini, bottiglie, medicine e quant’altro. In un mobile troviamo delle impronte di mani che riportano a quelle di un bambino piccolo. Ancora più in giù, al piano meno 2, una fornace enorme, attorniata da mattoni e dall’edera che cola giù dal soffitto come lava.

Ritorniamo su, al piano terra, dove anche qui c’imbattiamo in scoperte a dir poco straordinarie. Tavole di legno con attaccate foto di persone, e altre foto storiche sono sparse per tutta la stanza e per i corridoi. In un’altra stanza sembra di essere in un manicomio, reclusi e detenuti come se fossimo un paziente che volesse commettere il suicidio. Tutte le pareti sono dipinte di azzurro, e dietro a questi quadrati di plastica fuoriesce schiuma gialla. In quello che invece sembra un’aula scolastica veniamo a conoscenza che questo posto conteneva pure dei reperti archeologici. Ci sono foto di vasi antichi e il pavimento ricoperto completamente di pezzi di cocci. Può darsi che qualcuno sia venuto e li abbia rotti? Spero proprio che non sia così e che ciò che abbiamo sotto i piedi siano solo delle copie.

Finalmente è il momento della sala principale. A sconvolgerci nella penombra sono le colonne in stile dorico che conducono alla scala in pietra. A riposo ma sempre veglio vi è un leone a guardia dell’intero edificio. Vorrà mica costudire qualche tesoro?  Dietro all’animale un’enorme vetrata colorata, come quelle che si vedono nelle chiese. Qui siamo abbastanza scoperti in quanto dalla porta principale chiunque potrebbe affacciarsi e vedere due ragazzi dentro che stanno rovistando.

Ci muoviamo al secondo piano dove ci aspetta una spaziosa sala con grandi finestre le cui pareti, riccamente ornate, sono state ricoperte da opere di qualche sconosciuto artista contemporaneo. Su un muro due mani verniciate emergono dal pavimento, stringendo tra i loro palmi alcuni ornamenti incorniciati che l’artista è riuscito a trasformare in ritratti. Da qui inoltre riusciamo a godere dell’eccezionale vista di tutto il forte e della strada che conduce ad esso. Continuando ad esplorare nelle altre stanze riusciamo a trovare valigie, documenti, vestiti, bottiglie, bauli e un’altra immensità di spazzatura.

Per oggi l’esplorazione si conclude, lasciandoci alle spalle un edificio ricco di storia lasciato anch’esso come gli altri luoghi abbandonati in balia del tempo.

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