Il Palazzo Nero

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Immerso nella foresta della Cambogia mi sono trovato ad esplorare i resti dell’antica residenza del re Sihanouk.

Posizione

Le antiche rovine sono situate nel parco nazionale del Bokor in Cambogia, poco distanti dalla statua del Buddha gigante. Salendo dal basso verso la cima della montagna, potrete notare il primo edificio abbandonato alla vostra sinistra, in direzione opposta alla statua del Buddha.

A controllare la zona solitamente non c’è nessuno quindi non abbiate paura ad entrare. Vi consigliamo solo di stare attenti alla giungla in sè, specie se vi volete addentrare per visitare le rovine meno esplorate.

 

 

Storia

Gli edifici in legno del cosiddetto Black Palace (Damnak Sla Khmao) sono una piccola residenza estiva di re Sihanouk utilizzata durante gli anni 50’ e 60’. Ora la struttura giace abbandonata da ormai qualche decennio.

Descrizione

Dopo essermi fatto accompagnare da una volante della polizia fino a metà strada, decido di continuare con le mie stesse gambe.

In lontananza sento ancora il suono di alcune campane e dei tamburi provenienti da sopra dove si trova la statua del Buddha gigante che ho appena visitato.


Il primo edificio si affaccia quasi sulla strada, ancora abbastanza visibile nonostante la nebbia fittissima di quel giorno. Nel fronte ci sono alcuni bassorilievi e motivi di alcune figure induiste/buddiste. Danzano e nel loro danzare invitano a prendere parte al loro movimento.

Non sono solo, altri due turisti incuriositi si avvicinano lentamente ma non osano entrare dentro la struttura abbandonata.

Io oso, chiedo però il permesso agli spiriti del luogo. Le sei naga (animale mitologico a forma di drago-serpente, sacro nella dottrina buddhista) a guardia dell’edificio acconsentono.


Al suo interno è rimastopoco, se non alcuni graffiti e nient’altro. Le mura color arancione in alcuni punti lasciano intravedere il bianco-grigiastro, lavoro di anni creato dall’umidità e dal maltempo.

Una stradina mi conduce ad altri due edifici, uno dei quali ha una piscina con vista direttamente nella foresta. La nebbia si fa ancora più fitta, riesco a vedere a malapena quello che c’è un metro più avanti.

Vado dove vado, seguendo le voci che mi portano fino al lato della struttura, vicino a un precipizio color panna montata mischiato con il verde della foresta. Dal di sotto solo le voci e l’anima della giungla.

Una stradina e dei gradini in pietra mi portano ancora più in mezzo alla foresta. Uno, due, tre gradini e scivolo sul muschio con tutto il mio zaino di 75 litri che mi cade addosso. Mi rialzo e continuo la salita prestando attenzione a dove metto i piedi.

Alla mia sinistra ci sono alcune stanze ricoperte dalla vegetazione, con gli alberi che avvolgono ogni parete e la colorano di un verde scuro.

Cerco invano di continuare verso il centro della foresta, con il mio zaino munito di tenda e materasso che m’impedisce di passare attraverso la giungla che ad ogni passo si fa sempre più fitta. Ad un certo punto mi ritrovo un ragno di dimensioni considerevoli che dondola nel mio marsupio.

“Questo forse è il segnale che mi dice di ritornare e riprendere la strada che mi sono lasciato alle spalle” dico tra me e me. Mi libero dell’animale e ritorno piano piano, seguendo la strada appena fatta verso il piazzale principale.


Senza accorgermene sono rimasto immerso in questa dimensione mistica la bellezza di tre ore, portando a casa uno dei luoghi abbandonati più considerevoli e incantati di sempre.

Sulla mappa

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