Ristorante “Michelangelo Da Vinci”

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Correvano gli anni 2000 quando un mastro birraio, nella bassa pianura veneta, ebbe la singolare idea di aprire un ristorante all’interno di due aerei di linea.

Posizione

Il luogo in questione si trova a Villamarzana, vicino alla strada statale Transpolesana. E’ possible parcheggiare il proprio veicolo davanti al cancello d’entrata o ancora meglio nella stradina affianco.

Un’eventuale entrata nell’area del ristorante è possibile attraverso un cancello lasciato aperto. Per quanto riguarda il primo edificio -i cui interni assomigliano molto a quelli di una chiesa- è facilmente raggiungibile attraverso una finestra rotta situata nel retro.

Per raggiungere gli aerei si può fare un gioco di reti, e passare attraverso un buco aperto in precedenza da qualche esploratore. Quest’ultimi sono benissimo visitabili, e le porte in vetro distrutte. Perciò basta salire le scale e il gioco è fatto.

Per quanto riguarda il secondo edificio -che ospita una copia del Mosè di Michelangelo-, si può tranquillamente passare attraverso una porta con il vetro rotto della parte anteriore.

Storia

Nel 2000 un mastro birraio avverò il suo sogno: aprire un ristorante ospitato all’interno degli aeroplani in Modo da consentire a chiunque vi entrasse di poter dire di essere stato su un aereo almeno una volta nella propria vita. In aggiunta decise di aprire due ristoranti con annesse repliche delle opere di maestri come Michelangelo e Leonardo Da Vinci. Così aprì il punto ristorazione all’interno di un Douglas DC-6 e un Tupolev TU-145.

Sfortunatamente, dopo 14 anni di battaglie legali con il comune, fu costretto ad abbandonare il suo sogno. Il punto ristorazione fu chiuso e i relitti degli aerei tutt’ora giacciono immobili nel campo di battaglia.

La “battaglia legale” ebbe inizio tre mesi dopo l’apertura delle attività commerciali, il 14 novembre del 2000. Il comune contestò un abuso edilizio da parte delle Michelangelo Da Vinci Srl. L’imprenditore si difese dicendo che il tutto era solo a scopo scenografico. Detto ciò, in tribunale hanno comminata una multa che ha dell’esorbitante: Un miliardo 252 milioni e 480mila lire. Tra le due parti incominciò una trattativa che portò alla regolarizzazione del locale. Il comune riuscì a riscuotere parte della multa, restando in sospeso poco più di mezzo miliardo (280 mila euro).

A distanza di 15 anni la società non esiste più, e al comune non rimane che starsene a mani vuote senza aver riscosso i restanti contanti.

Descrizione

È una profumatissima giornata di primavera, con il caldo che appena lambisce il capo, e il vento che soffia dolcemente. Arriviamo nel primo pomeriggio, e lasciamo l’auto davanti al cancello d’entrata.

Senza alcuna fretta, e seguendo il ritmo della giornata, passiamo attraverso il cancello. Una decina di metri più avanti ci troviamo davanti a una probabile entrata: una finestra che giace in pezzi. Un gioco di gambe ed eccoci dentro. Ciò che ci aspetta ci stupisce alquanto. Avendo solo le foto in croce dei due aerei, siamo entrati in questo ristorante aspettandoci un edificio del tutto spoglio. Invece la mente stravagante del proprietario di questo ex-ristorante ha inserito qualche elemento particolarmente inusuale e un po’ trash in un locale adibito alla ristorazione.

Immagini di santi, muri dipinti con scene della Bibbia, poltrone in finto velluto rosso, putti posizionati qua e la nelle varie stanze. Alziamo gli occhi al cielo e ci troviamo davanti a un organo. Già, un organo da chiesa. La cosa si fa sempre più singolare e inconsueta una volta raggiunto il primo piano. Qui c’imbattiamo nei confessionali, nell’altare e in un incontro a tu per tu con l’organo. L’atmosfera si fa sacra ed ecclesiale, mescolandosi a quella “culinaria” dei tavolini e del tavolo bar nascosto dietro il drappo dei tendoni rossi. Come un cliente potrebbe mai sentirsi a suo agio in tale posto? Usciamo dal primo ristorante facendo il percorso a ritroso, fermandoci per un sorso di vino nell’unico tavolino nel mezzo della sala centrale. Tempo per qualche foto scenica.

Usciamo adagio attraverso la finestra da cui siamo entrati e, cercando di trovare una via per raggiungere gli aerei, adocchiamo un cancello lasciato aperto nelle vicinanze. Lo attraversiamo ed eccoci nella zona più fotografata dell’intero punto ristorazione. I due aerei che vanno a formare un triangolo giacciono immobili, quasi come se fossero dei modelli, pronti per ricevere un’altra dose giornaliera di fotografie. Vicino un piscina colma di acqua salmastra e piovana, con alcuni giocattoli galleggianti abbandonati al centro. Poco più avanti una serie di specchi percorre parte del perimetro. Ci dedichiamo un attimo ad aggiustare la nostra immagine.

Poco sopra alle nostre teste un elicottero rosso, l’unico punto e luogo che ci dimentichiamo di esplorare e che rimarrà per sempre nelle nostre teste. Seguendo gli specchi capitiamo in un magazzino di modeste dimensioni, dove sparsi per terra ci sono diversi volumi di fumetti erotici: “Sognando il domani”, “Io ti darò di più”, “Profumo di Rose” etc.. Oltre a quest’ultimi notiamo anche qualche fumetto di topolino e Diabolik.

Proseguendo per la stessa strada e passando di fianco a un cancelletto laterale,arriviamo davanti a dei gazebi, dove al di sotto sono posizionate alcune panchine. Un’insegna ci indica una bottega soprannominata “Ca’ degli Ingordi”. Proprio in quel momento ci sale un certo languorino.

Sfilando davanti a tutte le repliche di statue che sono posizionate un po’ qua e un pò la ci prepariamo per raggiungere la vetta. Eccoci qui, nel nostro momento di gloria a risalire la rampa per raggiungere i due aeroplani. Passiamo attraverso un vetro rotto in precedenza e finalmente possiamo dire di aver preso il volo! Gli interni sono in tutto e per tutto uguali a quelli di qualsiasi aeroplano, con la sola aggiunta di qualche tavolo posizionato tra dei sedili e gli altri. La cabina di pilotaggio rimane del tutto identica, senza alcuna modifica.

Usciamo dai due aerei soddisfatti, quando ancora ci manca l’ultimo ristorante da visitare. Lo raggiungiamo passando attraverso una porta finestra, per poi sgattaiolare attraverso una porta in legno lasciata semi-aperta. Eccoci in un altra dimensione, dove i lavori di Michelangelo e Leonardo prendono vita. Anche qui, come fuori e nel precedente ristorante, a far da padroni sono varie repliche e dipinti. Alcuni tavoli in vetro sono sostenuti da busti e teste di cavallo, mentre in una delle sale da pranzo c’è una statua incastrata dentro al vetro della tavolata. Vicino al portone d’ingresso che porta verso il giardino c’è una specie di buco scavato nel terreno con all’interno una grata e una statua. Il tutto mi fa ricordare e pensare all’antica Roma dove, prima di una battaglia nel Colosseo, i gladiatori venivano rinchiusi e aspettavano il loro turno per combattere. Non molto distante la cucina, dove piatti e posate giacciono nel silenzio più assoluto.

Al piano secondo c’imbattiamo negli “affreschi” più spettacolari. Qui possiamo godere dell’ultima cena, e sederci a tavolo con gli apostoli e Gesù pronti per una foto assieme. Poco lontano troviamo di nuovo i confessionali, dove finalmente possiamo confessare tutti i nostri peccati con l’unico problema che a mancare è il prete. Un tavolo vicino è stato strutturato in modo da avere un buco al centro con all’interno diversi pennelli a grandezza umana, e diversi colori su ogni lato del tavolo. Nel bel mezzo dell’altra stanza, imponente e colossale, in tutta la sua bellezza si mostra a noi il Mosè di Michelangelo. C’invita a sedersi con lui, procurandoci due sedie e discutendo di ciò che si nasconde sotto la sua folta barba. Alle sue spalle un altro capolavoro d’arte di Michelangelo, ovvero “La Creazione di Adamo”. Qui restiamo abbagliati, e ripetiamo un’altra volta tra noi e noi che un luogo più strambo di questo non avremmo potuto trovare.

Dopo questo viaggio nel finto rinascimento italiano ritorniamo sui nostri passi, ringraziando il luogo circostante per averci regalato una tale memorabile esplorazione.

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