La miniera di Lopatinsky

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Mentre in Italia i fiori sono già comparsi da un bel pezzo, un gruppo di giovani stalker si avventura nel mezzo di una tempesta di neve, nei meandri della foresta russa alla ricerca della miniera di fosforo abbandonata.

Posizione

La miniera di Lopatinsky si trova a 90 km a sud-est di Mosca . Occupa una vasta area a forma di rombo avente i suoi angoli rispettivamente nei villaggi di Lopatinsky e Phosphoritic e nei villaggi di Maksimovskaya e Bernyakovo, compresa tra le città di Voskresensk e Yegoryevsk. 

La miniera di fosforo si trova a 10 km (2 hrs, 15 min) dalla stazione dei treni di Moskvoretskaya. Per raggiungerla dovrete passare attraverso stradine sterrate e fangose,  acquitrini e, seguendo quello che una volta erano i binari che conducevano le merci alla cittadina vicino, giungerete di fronte all’ Abzettser Takraf.

La via più facile per raggiungere questo posto è scaricare l’applicazione di maps.mesul vostro smartphone ed essa vi condurrà direttamente alla meta prestabilita.

Alla fine dell’articolo condivideremo come di consuetudine la posizione.

Storia

Questa zona è il deposito di minerali preziosi e fosforiti più grande d’ Europa. I primi sviluppi iniziarono negli anni ’30 del XX secolo. La particolarità di codesta area era la presenza superficiale di rocce relativamente morbide, che predeterminavano il metodo di estrazione (aperto) e il tipo di attrezzatura utilizzata. Sulla base delle condizioni della miniera di Lopatinsky , sono stati utilizzati ampiamente i cosiddetti escavatori multi-benna (spesso definiti collettivamente come abzettser) con una maggiore produttività rispetto qualunque altro. L’attività mineraria più attiva si svolse negli anni ’60 del XX secolo.

Tutti i principali tipi di escavatori multi-benna lavoravano nelle cave, muovendosi lungo le rotaie e spostandosi su binari. Ogni miniera era una lunga gola  che poteva arrivare fino a 5 km di lunghezza, dove, da un’estremità all’altra della fossa, venivano posati dei binari paralleli. L’escavatore si muoveva lungo due di essi. Sul terzo – il treno merci riempito di minerale. Attraverso questo procedimento si formavano dune di sabbia che potevano  raggiungere un’altezza di 50 metri. 

Dagli inizi degli anni ’90 la miniera è quasi del tutto abbandonata. La maggior parte delle cave sono allagate, i costosi macchinari importati da altri paesi si arrugginiscono all’aria aperta e si trasformano gradualmente in rottami metallici. L’unica fossa attualmente funzionante si trova nelle vicinanze del villaggio di Phosphoritny, a sud del fiume Medvedka , dalla quale viene estratta solamente sabbia di quarzo. Di tanto in tanto si può vedere la locomotiva percorrere i binari.

A partire dal settembre 2018, un escavatore multi-benna ( absetzer ) TAKRAF ERs 710 (prodotto da TAKRAF , Germania) è attivo e funzionante nel sito n. 12. Oltre a quest’ultimo anche l’escavatore a piedi NKMZ (produzione Novokramatorsky Machine-Building Plant , precedentemente USSR, ora Ucraina) è al lavoro.

Descrizione

Strade tortuose, fango fino alle ginocchia e acqua fin dentro le mutande. Questo è ciò che ci aspetterà e che dovremo affrontare in questa avventura.

Appena scesi dal treno ci dirigiamo a passo svelto verso la nostra meta, passando in mezzo ad alcune case e raggiungendo una strada sterrata. Le nuvole hanno coperto il cielo quasi fosse un manto di schiuma. “Probabilmente si prepara a scagliarci addosso qualcosa di terribile” penso tra me e me.

 La foresta ci ospita in cammino senza essere mai d’intralcio. Una buona via di fuga dalla caotica Mosca e finalmente si può respirare aria pura (o quasi). Guidati dalla nostra guida Svyat e dal suo infallibile e immancabile maps.me, facciamo tutta la strada senza mai perderci e dopo un’ora ci ritroviamo già a metà tragitto. Se prima la neve gentilmente si posava sulle nostre spalle, ora incomincia quasi a picchiare senza sosta sul nostro capo. Le fosse e le buche nel terreno cominciano a riempirsi d’acqua, e molte sono le pozzanghere che sbucano qua e là nel suolo. Ad un tratto scrutiamo i binari della locomotiva al lato della strada e decidiamo di seguirli. La cosa sicura è che ci porteranno con certezza alla cava.  La strada si apre e si fa più ampia, probabilmente perché una volta era adibita al passaggio di grandi autocarri e camion. Alla seconda ora ci ritroviamo in uno spazio aperto, circondato da pini giovani appena piantati. In lontananza scorgiamo finalmente la cava. Presi dalla gioia e dalla felicità ci accingiamo a raggiungere in fretta l’enorme fossa che contraddistingue il paesaggio. Ai nostri occhi appare uno scenario che ci ricorda molto il pianeta rosso, Marte!

Quasi se da un momento all’altro aspettassimo l’arrivo degli extraterrestri, scrutiamo la zona circostante con occhi increduli. Le lunghe e profonde depressioni delle cave sono intervallate da lunghe e alte dorsali sabbiose, che gradualmente si trasformano in campi di sabbia a tavolo piatto ricoperti di pini. Non lontano dalle cave, questi campi assomigliano a dei normali orti: l’altezza delle piantine non supera le decine di centimetri, ma se si continua a muoversi verso il centro dell’area di scavo, l’età della piantagione inizia gradualmente a salire fino a raggiungere i 60-70 anni. Il colore dell’acqua è di un arancione  ferroso, quasi vicino al fosforescente in certi punti. 

Pian piano ci avviciniamo al primo escavatore, molto lentamente e sempre guardandoci in giro. Le nostre scarpe sprofondano nel terreno melmoso e sabbioso, mentre di tanto in tanto appoggiamo le gambe sulle rotaie e cerchiamo di fare gli equilibristi senza sporcarci troppo. 

Solo una volta arrivati sotto l’enorme bestione ci accorgiamo di quanto sia imponente. L’ Abzettser ruggisce quasi fosse un leone con una criniera d’acciaio. Dinanzi a lui il treno merci e la ruspa sono dei semplici barboncini. 

Tutto d’un tratto un signore spunta dall’alto del macchinario borbottando qualche frase in russo. Di rimando i miei compagni d’avventura gli chiedono se mai fosse possibile un tour all’interno del mostro e lui accetta di portarci con lui.

Detto ciò ci arrampichiamo su per le scale fino a raggiungere la cabina di comando. È qui che abbiamo il piacere di fare la conoscenza con i due guardiani della macchina, i quali, dopo averci chiesto la bellezza di 100 rubli a testa, ci faranno accomodare nella loro cucina/sala da pranzo/camera da letto per fruire di un pranzo assai delizioso.

Apriamo le nostre borse e tiriamo fuori tutto quello che c’è da tirare fuori. Nel frattempo i due anziani signori ci riscaldano del borsch e del caffè e per non farci sentire soli ci accendono la televisione. A far da protagonista uno show degli anni 90 tanto divertente quanto stupido. 

Finito il nostro pranzo uno dei due signori decide di mostrarci la sua casa, il suo gioiellino personale. Per un’ora andiamo su e giù nei meandri della macchina mangia sabbia, in uno degli scavatori più cattivi della Germania. Raggiunto il tetto veniamo investiti da una tempesta di neve. Ovunque attorno a noi fosse riempite del liquido arancione, che fa da contrasto con il bianco della neve appena caduta. Il freddo prende di mira le mie povere e fragili dita, così decido di ritornare in cabina. 

Duecento metri più in là c’è un secondo scavatore, alto quanto il primo ma sicuramente meno imponente. Mi riesco ad arrampicare fino alla metà, non osando andare fino in cima usando la scala a pioli. Il freddo ha fatto delle mie mani un blocco di ghiaccio, e toccare il ferro nudo mi fa provare un forte dolore nelle punta delle dita.

Il ritorno è una delle parti più difficili.

Il clima ci attanaglia e ci tiene stretti senza lasciarci via di fuga. La camminata mette a dura prova le nostre capacità, mentre l’acqua penetra dentro ogni fessura e impermeabilità dei nostri vestiti. Bagnati e oramai senza niente da perdere, ci lasciamo cullare dalla forza del vento e dal tocco delicato ma pungente della neve. 

Dopo due ore di camminata arrivavamo finalmente a destinazione, dove ad aspettarci ci sarà il nostro treno di ritorno per Mosca.

Questi paesaggi ultraterreni, dove i mostri “Abzettserah” svettano e fanno da protagonisti, fanno delle cave di Lopatinsky una riserva naturale e artificiale, uno dei luoghi più interessanti e insoliti della regione di Mosca , che attira ogni anno sempre più turisti. 

Sulla mappa:

 

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