Centrale termoelettrica di Tkvarcheli

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Sulla strada di ritorno verso il mare decido di fermarmi per un paio di ore alla centrale termoelettrica di Tkvarcheli..

 Posizione

La centrale termoelettrica si trova sulla destra venendo da Ochamchire, poco prima di passare il ponte che porta a Tkvarcheli.

A guardia della centrale, nonostante sia abbandonata, c’è un guardiano, che però vi lascerà entrare se gli chiedete il permesso. Vi dirà di non andare molto lontano ma in realtà sarete liberi di andare ovunque vogliate. 

 

Storia

Dopo Akarmara, una storia analoga è successa pure a Tkvarcheli.

L’unica differenza è che in questa città furono anche costruiti impianti di arricchimento, centrali elettriche statali, un certo numero di imprese nei settori dell’edilizia, dei trasporti e della meccanica.

La centrale è stata bombardata nei primi giorni dell’assedio a Tkvarcheli, e di conseguenza chiusa poco dopo.

La centrale termoelettrica è di tipo TYPE Power Plant con una capacità di progettazione di 220 MWe.  Ha 2 unità.  La prima unità fu commissionata nel 1977 e l’ultima nel 1979.

 

Descrizione

Un mostro di metallo si pone davanti a noi, quasi  fosse un drago che non si ciba da millenni, sputa fuoco e ruggine e ringhia mostrando i denti.

I boati che emana dal suo stomaco si sentono fino all’entrata del cancello. Pezzi di acciaio che si staccano e ricadono nel terreno, a loro volta finiscono sopra ad altri pezzi andando così a creare delle piccole collinette. Lavoratori coraggiosi si sono arrampicati sulle squame del drago, e su alcune di esse lavorano per distaccarle e poi rivenderle al mercato.

La strada attraverso la pancia è tortuosa e piena di pericoli. Acquitrini, resti e ossa di un pasto di millenni fa, acidi gastrici che corrodono perfino il metallo più inossidabile. Strane sporgenze bianche, sembra amianto, spuntano come funghi da una parte all’altra. Anche l’erba cresce rigogliosa assieme a qualche povero albero.

Tutto d’un tratto silenzio, e poi un altro tonfo. 

La coda è un lungo nastro trasportatore che porta da un estremo all’altro il cibo, e ne lascia gli scarti alla fine di essa.

Il drago non ha più forza vitale al giorno d’oggi, e non si vedrà più volare nei cieli di Tkvarcheli, questo racconta la popolazione locale.

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