Il palazzo dei manichini

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Nuotare nel passato di Battaglia, prosciugato, bonificato, rinominato per poi finire abbandonato.

Posizione

L’ex stabilimento termale INPS si trova nei pressi del canale di Battaglia Terme all’interno del parco “ex INPS Pietro d’Abano”.

Storia

Prosciugate e bonificate le zone paludose, la cittadina si concentrò sull’opportunità di utilizzare in modo più proficuo le acque termali.

Il complesso termale (incluso il Grande Hotel delle Terme e il complesso di S.Elena) era proprietà dei Conti Gabriele e Angelo Emo. Siamo agli inizi degli anni 20’.

Si cercò in tutto i modi, attraverso alcuni accordi tra il Comune e i Conti, di recuperare gli stabilimenti termali che furono abbandonati durante la Grande Guerra.

Sources: https://www.lavespa.org/battaglia/inps/oldfoto/081124-150210b.jpg

Nel 1927 ci fu la svolta. L’Istituto Nazionale per le Assicurazioni Sociali comprò l’intero lotto: il parco, l’hotel, le sorgenti, le vasche, il complesso di S.Elena e la grotta sudorifera. Il Sig.Emilio Gibelli, direttore degli Stabilimenti Termali di Battaglia (Padova), prese l’impegno stabilimenti ad una Colonia di cure termali per operai e impiegati (uomini e donne) assicurati obbligatoriamente per la invalidità e la vecchiaia e inscritti facoltativamente alla Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali.

Così che il direttore  realizza camere a letti in modo da ospitare fino a 65 pazienti alla volta.

Il pagamento della rata include alloggio, vitto e cure nelle misure seguenti:

£.200 per un periodo di cura di 12 giorni; £.250 per un periodo di cura di 15 giorni; £.17 per ogni giornata in più delle dodici o delle quindici sopraindicate.

Sources: https://www.lavespa.org/battaglia/inps/oldfoto/081124-150214.jpg

Dopo diversi lavori di ricostruzione nel 1936 nacque un nuovo complesso termale, di cui nell’edificio principale trovarono cura solamente gli assicurati all’ Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, mentre in quello di Sant’Elena pure i privati.

Data la crescente domanda nazionale e internazionale per le cure e gli oramai rinomati fanghi si decise di costruire un nuovo hotel che così potesse rispondere a tutte le richieste dei clienti.

A venire a far visita c’erano diversi artisti e personaggi famosi come Tamagno, Zacconi, Novelli, Zago ed altri.

Dei complessi termali di Battaglia si interessarono moltissimi scienziati e medici tra cui ricordiamo Madame Curie la quale scoprì, attraverso diverse analisi, che il fango di queste terme aveva una radioattività maggiore a quello di qualsiasi altre.

Source: https://www.lavespa.org/battaglia/inps/oldfoto/081124-150218a.jpg
Lo stabilimento INPS di Battaglia Terme all'inizio degli anni '60.
Sources: https://battagliatermestoria.altervista.org/wp-content/uploads/2017/05/Battaglia-Terme-Stabilimento-INPS-inizio-anni-60.jpg

Durante il periodo della Seconda guerra mondiale l’afflusso di turisti diminuì, e nel frattempo il complesso venne acquistato dall’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, finendo per avere il monopolio sulle zone termali e diventando un sanatorio militare per i soldati reduci dalla guerra. Nell’anno successivo passò in gestione al comando militare tedesco, fino agli ultimi giorni della guerra, nel 1945.

Un anno dopo lo stabilimento ritornò ad essere proprietà dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, per poi trovare la definitiva chiusura e abbandono nel 1993 dopo anni di crisi a causa di innumerevoli gestori privati.

 Descrizione

Un paio di anni fa si presentò l’occasione di visitare una mostra dedicata all’ex INPS di Battaglia Terme, con varie installazioni e premiazioni.

Due anni dopo invece si ripresenta l’occasione per scrivere un articolo riguardo a questo edifico storico situato nel centro della cittadina.

In alcune parti del parco si possano ancora notare le vasche e il flusso delle acque termali oramai circoscritte e recintate da insegne e reti che ne vietano l’ingresso. Il getto di vapore di aria calda ci lambisce leggermente, così decidiamo di far sosta su una delle buche rimaste ancora aperte. Autunno inoltrato e un po’ di calore non ci fa che bene.

L’ingresso dell’Inps rimane aperto per l’esposizione, e decidiamo di approfittare della situazione.

Gli interni sono tutti bui. Da una parte dell’interminabile corridoio riecheggia  il suono dei nostri passi, dall’altra le gocce di condensa  ricadono nel suolo quasi fossero bombe sganciate da un b-17.

Le catene richiudono le porta dietro di noi, e ci lasciano alla mercé dell’oscurità che lentamente si avvicina.

Bambole e manichini si piazzano davanti a noi, e alla Michael Jackson danzano thriller. Alcune perdono la testa che rotola fino ai nostri piedi, mettendosi a ridere, per poi digrignare con i denti  un sorriso beffardo e compiaciuto. Altre ancora danzano la Trojka, altre fanno l’headbanging sotto qualche musica dei metallica.

Siamo stati noi a farle animare tutte quante in un colpo solo oppure..?

Delle dita di gomma spuntano da dietro la soglia di una delle tante porte e ci indicano le scale.

Seguiamo l’indicazione così arrivando nei sotterranei, dove interi spazi vengono usati come magazzini. All’interno troviamo di tutto: arnesi da lavoro, utensili per la cucina, campanelli, vecchi computer, divani, bilance e perfino delle barche. Arriviamo quasi al punto di perderci in mezzo a tutta questaû moltitudine di cose.

L’umidità si fa sentire di più, e il pavimento è coperto da uno strato perenne di fango e acqua.

Saliamo di nuovo al piano terra, e notiamo che la situazione si è calmata. Gli oggetti da palcoscenico, decorazioni di Natale, i manichini, i trenini..tutto è immobile.

Raggiungiamo il salone principale, e qui ci aspetta la sala di pranzo, anche se è ancora troppo presto per cenare. Nella sala accanto diversi giochi per bambini sono sparsi e accatastati uno sopra gli altri. Il bambino-manichino che pochi momenti prima stava costruendo i binari del treno, ora siede sopra uno scivolo posizionato in obliquo.

I vani ascensori sono vuoti, come vuoti sono gli occhi dei manichini che sbirciavano da dietro gli infissi delle porte.

Decidiamo di salire e raggiungere gli altri piani. Le scale sono molte, e gli spazi molto ampi così facendoti sentire ancora più piccolo e indifeso. Ai piani superiori troviamo stanze con letti, lettini per le ispezioni, macchinari per i raggi-x, cartelle cliniche, documenti, siringhe e camici da infermiere. Il tutto ci ci ricorda il manicomio di Granzette. Nel frattempo la nebbia al di fuori cresce, entrando attraverso le finestre e oscurando la nostra vista.

Passiamo attraverso l’“Infermeria reparto notturno” e il “Reparto emergenze”, per poi giungere all’ultimo piano. Da qui possiamo avere una vista dell’intero edificio e del cortile interno. “Un pugno nell’occhio” ripeto tra me e me. L’edificio è pesante, uniformizzato e di natura sovra-umana. Ad un tratto vediamo una luce che passa da una finestra all’altra del piano terra. Chi potrà mai essere? Il guardiano? Ci affrettiamo a raggiungere i piani di sotto non potendo più sopportare tutta questa aria carica e densa di memorie.

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Sulla mappa:

Fonti: https://battagliatermestoria.altervista.org/stabilimento-infps-battaglia-terme/

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