Gli Idrovolanti fantasma

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Inghiottiti dal buio e dalle acque del Lago Trasimeno finiamo catapultati nei suoi meandri e sentieri sinuosi.

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Posizione

L’ex scuola militare per piloti di idrovolanti si trova a Passignano, dietro alla stazione dei treni. Per entrarci dovrete scavalcare cancelli, reti e se abbastanza esili potrete anche passarci sotto.

Storia

Nel 1916 a Pasignano è nata la prima scuola italiana per piloti di idrovolanti dell’Esercito Italiano. Negli anni assunse diverse denominazioni con differenti acronimi, passando da SAI (Società Anonima industriale) nel 1922 a SAI (Società Aeronautica Italiana) nel 1934 rilevata dell’ing. Angelo Ambrosini.

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Source: https://it.wikipedia.org/wiki/SAI_Ambrosini#/media/File:SAI_Ambrosini_SS4.jpg

La scuola per anni sfornò aerei, strumenti di bordo, bulloneria, eliche metalliche oltre a piloti d’eccellenza come Artuo Ferrarin, Ambrogio Colombo (quest’ultimi due morti nel Lago Trasimeno durante alcuni voli di prova), Raoul Lampugnani e Anselmo Cesaroni. Molte delle cose e delle persone che uscirono dallo stabilimento di Pasignano fecero la storia dell’Aviazione italiana.

Dopoguerra

Alla fondazione fu inflitto un colpo da cui riuscì a malapena a rialzarsi. Durante la Seconda guerra mondiale gli edifici furono bombardati e una quarantina di persone morirono. I rimborsi di guerra arrivarono in ritardo e, con quasi la totalità dei macchinari distrutti, lo stabilimento venne smantellato.

Nel dopoguerra ci fu una riconversione e la SAI, per far fronte alla crisi, cominciò a realizzare attrezzature agricole, fisarmoniche, orologi oltre a velivoli sportivi, imbarcazioni, apparecchiature di puntamento e sistemi radar sotto la direzione di Emilio Mariotti e Ivio Spaccapelo. Nonostante tutto nel 1958 l’azienda deve chiudere. Dopo che le attività cessarono alcune delle palazzine diventarono la sede di un centro per anziani e associazione nazionale mutilati ed invalidi di guerra.

Nel 1968 venne inaugurato il monumento ai caduti dell’aeronautica con incisi in una targa marmorea tre aeroplani in caduta verso il lago, altri tre rivolti verso il cielo, e sei accavallati tra di loro.

Oggi a ricordo rimangono solo gli scheletri dei capannoni, uffici sotto sopra ed officine pericolanti.

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