Villa della Reminiscenza

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Il passato che sopravvive a forza nel presente.

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Posizione

La villa si trova in un comune italiano della città metropolitana di Venezia in Veneto.
Accesso: facile. Si accede attraverso le sbarre di un cancello o dal retro percorrendo un tratto in mezzo ai campi. La Villa è conosciuta con l’epiteto di “Villa dei Ricordi” o “Villa della memoria”.

Storia

A Sernaglia della Battaglia nel 1934, Virginia e Giovanni convolarono a nozze. Giovanni era un contadino, mentre Virginia un’operaia tessile. Nell’11 Aprile 1935 nacque il loro primogenito Olivo e qualche anno dopo, nel 26 Settembre 1938, ebbero due gemelle, Agnese ed Antonietta. La famiglia abitava in gravi condizioni di povertà, con cimici e pulci che sbucavano da ogni dove.

Tanto era greve che furono costretti a dovettero bruciare i letti ed abituarsi a dormire su dei giacigli improvvisati fatti di paglioni di pannocchie, cavalletti e bastoni.

Dopo che furono cacciati di casa la famiglia si trasferì in una cittadina di campagna della metropoli veneziana dove furono accolti calorosamente dalla gente del paese. Furono aiutati con alimenti e vestiti nonostante il periodo difficile della Seconda guerra mondiale. Nel paese le brigate nere e i tedeschi facevano irruzione con sparatorie, altre volte importunando gli anziani.

Anni più tardi, nell’ospedale di Mestre, Agnese venne operata di appendicite acuta. In quei giorni la figlia e la madre s’imbatterono nella signora Crivellari, la quale s’interessò all’istruzione della bambina e parlò loro dei vari vantaggi che avrebbero avuto se Agnese avesse frequentato il collegio. E il collegio in questione era un istituto in prova, una pia società gestita da “suore” non riconosciute come tali dalla Chiesa.

Nel mentre Giovanni dedicava anima e corpo agli scavi nella laguna veneziana, Virginia lavorava presso il dottor Simeon e il professor Andreani.

Agnese iniziò a frequentare il collegio nel 1952, raggiungendo suo fratello Olivo che gia’ all’epoca studiava al seminario. Fin da subito dovette abituarsi alle rigide regole e alla dura vita collegiale. Iniziava la giornata alle 4 del mattino per fare le Lodi in Chiesa, poi si occupava di studiare, cucinare, di fare la lavanderia, lavorare e stirare per i seminaristi. Il letto arrivava alle 11 di sera.

Le “suore” abituate a una vita di penitenza e di disciplina, indussero le bambine a seguire il loro esempio e di prendere alla lettera le loro richieste e insegnamenti. Ogni trasgressione veniva punita con punizioni ferree. Se le bambine avessero dovuto rompere un piatto, per penitenza avrebbe dovuto portare il coccio al collo per 10 giorni. Se a qualcuno fosse scappato da ridere sarebbe stato costretto a fare la croce con la lingua per terra o essere rinchiuso nella carbonaia.

Oltre a questi episodi di maltrattamento nel collegio c’era molta negligenza e molti bambini venivano abbandonati a sé stessi. Quando Antonietta si ammalò di tubercolosi venne subito mandata al sanatorio dove, trascurata e senza un medico che la seguisse, ci rimase per 4 anni. Agnese nello stesso anno si ruppe una gamba che le costò una frattura al femore, un prolasso anale, dolori costanti e perdite di sangue per i 9 anni a seguire.

Per via dei maltrattamenti e la mancanza d’istruzione Agnese se ne tornò a casa con pochi soldi in tasca. Incominciò ad assistere i genitori, a seguire la scuola guida, a lavorare e riuscì a portare via Antonietta dal collegio. Anche Olivo rinunciò agli studi ma il suo futuro non fu uno dei migliori. Venne ricoverato a San Servolo dove fu sottoposto all’elettroshock per un esaurimento.

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